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                <text>L'assicurazione-vita non è un'assicurazione "pura" — come l'assicurazione di cose —per la mancata precisazione del valore monetario della vita. L'A. si propone l'accertamento di tale valore e la individuazione di una formula assicurativa idonea ad una "pura" assicurazione per il caso di morte. A tale scopo, egli calcola il capitale da assicurare alla famiglia di un operaio appartenente ad un gruppo di manovali vivente in Milano alla fine del 1939, avvalendosi dei risultati di una indagine condotta dagli uffici comunali. L'A. precisa che il suo studio ha soltanto valore di metodo, ed aggiunge che « se l'indagine avesse qualche possibilità di fornire dei riferimenti per i problemi pratici, questo dovrebbe essere vero anzitutto nel campo dell'assicurazione sociale &gt;&gt;.</text>
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                  <text>La distinzione fra crescita e sviluppo economico, e più generalmente sviluppo sociale, è un tema centrale, e tuttora aperto e controverso dell’economia politica, intesa come disciplina autonoma, ma intersecata con la più ampia indagine delle condizioni del progresso sociale e politico. Questa distinzione rischia spesso di andare perduta quando la teoria tradizionale della crescita si focalizza esclusivamente sulla dotazione di fattori tradizionali, il capitale e le forze di lavoro, considerando il progresso tecnico come un fattore esogeno dello sviluppo. Il fenomeno della crescita è strettamente connesso alla misurazione della intensità e del valore degli scambi di mercato, ed al concetto di Pil che – molto imperfettamente – tenta di misurare i progressi in questo ambito. Del resto, la teoria della crescita contemporanea, ha tentato, con alterni successi, di incorporare in questo contesto di analisi, altri ingredienti, in particolare il capitale umano, le conoscenze scientifiche e tecnologiche, l’ambiente e le risorse naturali, la qualità delle istituzioni. Il fenomeno dello sviluppo si presta forse meno ad una analisi formalizzata e quantititiva, ma consente di cogliere dimensioni più ricche sotto il profilo del progresso civile. Ciò ha che vedere con l’altro tema centrale per Fuà, il concetto di benessere, su cui torniamo in seguito. Ma ha anche a che vedere con la dimensione qualitativa di fenomeni sociali complessi, fra cui un ruolo di rilievo ha la figura dell’imprenditore. Per Fuà l’imprenditore è un individuo, come egli stesso è stato, che non necessariamente si propone di massimizzare il profitto, ma che è mosso dall’impulso ad organizzare intorno alla sua leadership gruppi di persone che condividono obiettivi e modalità di azione. Benché l’imprenditore sia storicamente associato all’impresa nel mercato, nella visione di Fuà il tipo umano imprenditoriale è sia il prodotto che il promotore di una particolare forma di agire umano, ed è quindi essenzialmente un fenomeno culturale. Le condizioni sociali che consentono a questa particolare forma di organizzatore sociale di prosperare sono un tema di grande attualità, non solo per una visione dell’impresa in senso proprio, ma anche per il progresso delle istituzioni pubbliche e private in senso più ampio. Lo studio di casi di successo e di insuccesso in contesti specifici, sia di grandi che di piccole organizzazioni, sia in contesti molto evoluti che in territori a sviluppo intermedio e tardivo, offre ampio materiale empirico per una rinnovata riflessione in questo ambito. I rischi che una società corre quando il tipo imprenditoriale viene soffocato e spiazzato dallo speculatore finanziario e dall’opportunista istituzionale sono oggi tornati di attualità, nella riflessione critica da un lato sulla empasse dei sistemi pubblici, dall’altro dalla involuzione dei mercati finanziari. Negli uni e negli altri il tipo imprenditoriale come aggregatore di energie intorno a progetti innovativi è sostituito da massimizzatori di rendite di vario tipo, che finiscono con soffocare le possibilità di sviluppo sociale in senso pieno.</text>
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                  <text>Nella sua nota autobiografica Fuà ricorda, con un certa modestia, di avere anche avuto un intermittente interesse per alcuni grandi temi della politica economica. Se il tema della politica del territorio si inquadra perfettamente nella visione di un processo di sviluppo che ha al suo centro fattori imprenditoriali che si alimentano fortemente di un contesto locale, gli altri temi di Fuà – che lo avevano forse interessato di meno in età più avanzata – debbono tuttavia essere riconsiderati attentamente. Il problema della programmazione, nel pensiero di Fuà e Sylos Labini (autori di uno dei primi ed ultimi tentativi in Italia di proporre una visione programmatica a lungo termine) non era essenzialmente una questione tecnica. Per quanto Fuà sia stato fra gli iniziatori in Italia della ricerca su modelli econometrici di previsione a breve-medio termine, il suo approccio aveva a che vedere con la capacità di un sistema politico di darsi degli obiettivi, connessi in effetti proprio ad una visione degli ostacoli allo sviluppo e delle finalità di diffusione del benessere. In questo quadro, l’attenzione per l’interazione fra tassazione, risparmio e inflazione resta un ingrediente insostituibile della visione della politica economica. Ad esempio, la questione del risparmio nazionale è a sua volta connessa con i problemi demografici, e della possibilità concreta per gli imprenditori di trovare credito per i loro progetti. L’attenzione di Fuà per il ruolo della banca era quindi parte integrante della sua visione di un sistema capitalistico in cui l’interazione fra mercato finanziario e mercato dei beni era mediata ancora una volta dalla posizione centrale nello sviluppo del soggetto imprenditoriale. Il tema non potrebbe essere più attuale.</text>
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                  <text>La distinzione fra crescita e sviluppo economico, e più generalmente sviluppo sociale, è un tema centrale, e tuttora aperto e controverso dell’economia politica, intesa come disciplina autonoma, ma intersecata con la più ampia indagine delle condizioni del progresso sociale e politico. Questa distinzione rischia spesso di andare perduta quando la teoria tradizionale della crescita si focalizza esclusivamente sulla dotazione di fattori tradizionali, il capitale e le forze di lavoro, considerando il progresso tecnico come un fattore esogeno dello sviluppo. Il fenomeno della crescita è strettamente connesso alla misurazione della intensità e del valore degli scambi di mercato, ed al concetto di Pil che – molto imperfettamente – tenta di misurare i progressi in questo ambito. Del resto, la teoria della crescita contemporanea, ha tentato, con alterni successi, di incorporare in questo contesto di analisi, altri ingredienti, in particolare il capitale umano, le conoscenze scientifiche e tecnologiche, l’ambiente e le risorse naturali, la qualità delle istituzioni. Il fenomeno dello sviluppo si presta forse meno ad una analisi formalizzata e quantititiva, ma consente di cogliere dimensioni più ricche sotto il profilo del progresso civile. Ciò ha che vedere con l’altro tema centrale per Fuà, il concetto di benessere, su cui torniamo in seguito. Ma ha anche a che vedere con la dimensione qualitativa di fenomeni sociali complessi, fra cui un ruolo di rilievo ha la figura dell’imprenditore. Per Fuà l’imprenditore è un individuo, come egli stesso è stato, che non necessariamente si propone di massimizzare il profitto, ma che è mosso dall’impulso ad organizzare intorno alla sua leadership gruppi di persone che condividono obiettivi e modalità di azione. Benché l’imprenditore sia storicamente associato all’impresa nel mercato, nella visione di Fuà il tipo umano imprenditoriale è sia il prodotto che il promotore di una particolare forma di agire umano, ed è quindi essenzialmente un fenomeno culturale. Le condizioni sociali che consentono a questa particolare forma di organizzatore sociale di prosperare sono un tema di grande attualità, non solo per una visione dell’impresa in senso proprio, ma anche per il progresso delle istituzioni pubbliche e private in senso più ampio. Lo studio di casi di successo e di insuccesso in contesti specifici, sia di grandi che di piccole organizzazioni, sia in contesti molto evoluti che in territori a sviluppo intermedio e tardivo, offre ampio materiale empirico per una rinnovata riflessione in questo ambito. I rischi che una società corre quando il tipo imprenditoriale viene soffocato e spiazzato dallo speculatore finanziario e dall’opportunista istituzionale sono oggi tornati di attualità, nella riflessione critica da un lato sulla empasse dei sistemi pubblici, dall’altro dalla involuzione dei mercati finanziari. Negli uni e negli altri il tipo imprenditoriale come aggregatore di energie intorno a progetti innovativi è sostituito da massimizzatori di rendite di vario tipo, che finiscono con soffocare le possibilità di sviluppo sociale in senso pieno.</text>
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                <text>Produttività, occupazione e salario in un'economia ritardata </text>
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                <text>Produttività, occupazione e salario in un'economia ritardata / di Giorgio Fuà. - Milano : Angeli, 1978. - P. [234]-237 ; 21 cm ((Estratto da: L'economia italiana tra sviluppo e sussistenza, a cura di Ada Becchi Collidà</text>
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                <text>Fuà, Giorgio</text>
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                <text> ((Estratto da: L'economia italiana tra sviluppo e sussistenza, a cura di Ada Becchi Collidà</text>
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